Un “tic tac” sottile ed impercettibile è presente all’interno delle nostre cellule da milioni di anni; è l’orologio biologico che traccia e definisce il ritmo del metabolismo e della vita del corpo umano, così come per qualsiasi forma di vita terrestre fin dalla notte dei tempi. Il nostro orologio interiore, sancisce e dipana un ritmo antico che è tale in rapporto all’evoluzione e che dipende, a sua volta, dalla profonda relazione con i “Ritmi Circadiani”. Tale termine, coniato dallo studioso Franz Halberg, viene dal latino “circa diem” e significa appunto, “intorno al giorno”.

I ritmi circadiani dipendono da un Sistema Circadiano Endogeno, una sorta di complesso “Orologio Biologico Interno” all’organismo. Tale orologio interno si mantiene sincronizzato con il ciclo naturale di Madre Terra e quindi del ritmo giorno/notte mediante stimoli naturali come la luce solare, la temperatura ambientale, fino alla produzione ormonale, la rigenerazione cellulare e altre attività biologiche. In assenza di questi stimoli sincronizzatori (per esempio in esperimenti su esseri umani condotti dentro grotte o in appartamenti costruiti appositamente), i ritmi continuano ad essere presenti, ma il loro periodo può assestarsi su valori diversi, per esempio il ciclo veglia-sonno tende ad allungarsi fino a 36 ore, mentre il ciclo di variazione della temperatura corporea diventa di circa 25 ore.

Dal nostro orologio biologico dipendono molti aspetti importanti della nostra vita, dalla fame al sonno; ma quello che un gruppo di ricercatori dell’Università della California ha scoperto è molto interssante oltre che rivoluzionario. E’ stato infatti individuato una sorta di interruttore vero e proprio capace di controllare i nostri ritmi fisiologici. Si tratta di un aminoacido prodotto dal gene BMAL1 che, se non viene messo in condizione di… “comportarsi come si deve” e cioè secondo il proprio motivo biologico, altera immediatamente i nostri ritmi circadiani. Se è vero che alla base di questa regolazione il meccanismo origina da un particolare aminoacido, è vero però che molte ricerche hanno ormai dimostrato che questa regolazione è indotta dallo stile di vita diverso, sia dall’alimentazione che dall’esercizio fisico.

Lo studio pubblicato dalla rivista Nature, dimostra che se questo particolare aminoacido non si “resetta”ogni giorno, possono verificarsi  conseguenze anche serie sul nostro organismo; fra cui depressione, problemi cardiaci, insonnia cronica, alterazioni di tutto l’asse endocrino (non a caso il ciclo femminile è un vero e proprio ritmo!), invecchiamento precoce; infatti il corretto funzionamento dell’orologio biologico e l’attivazione dell’interruttore biologico, hanno una notevole influenza anche sulla longevità.

Ma ciò che è importante affermare è il dato “biologico” della scoperta che ci porta a confrontarci, ancora una volta, sull’assoluta precisione ed intelligenza del nostro organismo; ma anche della sua delicata gentilezza nel cercare di “essere ciò che è”.

Più riusciamo a ricordarlo e ad essere consapevoli delle necessità dell’organismo nelle nostre azioni quotidiane e più possiamo trarne giovamento.

Il nostro corpo sa … crediamo di essere giganti: guardiamo il nostro corpo da così lontano che sentiamo non ci appartenga, lo pensiamo una realtà esterna a noi.

Ma lui sa; ha in sè un’intelligenza biochimica e sottile; parla un linguaggio che chiede solo di essere decodificato.

“Vediamo le cose come siamo, non come sono”

Leo Rosten 

 

 

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