L’etimologia del termine “Menopausa” deriva dal greco Men, che significa Mese e Pausis, cioè Cessazione. E’ un fenomeno naturale e non patologico, come la società odierna cerca di imporre, che influisce profondamente sulla psiche e sul corpo della donna e non sempre è facile da affrontare. La menopausa è un processo ormonale dai tempi lunghi, che generalmente insorge fra i 48 e i 55 anni e può essere preceduto da un periodo, la premenopausa, caratterizzato dai tipici sintomi della sindrome premestruale. Con la Menopausa, infatti, cessa la produzione ovarica di ormoni come il progesterone e gli estrogeni, determinando la scomparsa delle mestruazioni ma anche degli effetti protettivi che questi ormoni esercitavano sulla salute della donna durante tutto il periodo fertile.

Tra i 48 e i 55 anni, la donna sperimenta importanti cambiamenti a livello ormonale ma anche e soprattutto a livello emotivo. I cicli si fanno più irregolari e gli squilibri naturali di tipo ormonale, si manifestano con segnali fra cui vampate, arrossamenti, sudorazioni, sbalzi emozionali o anomalie nell’entità del flusso, ecc. Quando poi, la menopausa raggiunge la massima espansione, quasi tutte queste manifestazioni spariscono. Il cambiamento ormonale, se da una parte può spingere la donna a sperimentare nuove e appaganti esperienze fisiche e mentali, dall’altra può portare ad alcuni disagi e vere e proprie patologie.

Menopausa: un orologio biologico che scatta sempre alla stessa ora

Uno dei libri più antichi della Medicina Tradizionale Cinese, il Nei Jing (Il libro dell’Interno o Canone di Medicina Interna dell’Imperatore Giallo), descrive così l’arrivo della menopausa:

“A sette volte sette anni, la fecondità è esaurita. La via della Terra non libera più i suoi passaggi, il corpo deperisce e la donna non ha più figli”.

Questa descrizione, di oltre seimila anni fa, ci permette di comprendere che la funzionalità ovarica ha in sè il senso del “tempo che procede” e, già allora si attendeva all’età circa di 49 anni (sette volte sette). Duemila anni di progressi sociali e medici, hanno garantito un notevole allungamento della vita soprattutto alle donne, ma hanno spostato di quasi nulla questo avvenimento inesorabile nella vita di una donna. Siamo di fronte ad un vero e proprio orologio biologico ancestrale, difficilmente manipolabile oltre certi limiti.

Attualmente, una donna dopo la menopausa, può vivere ancora altri 30-40 anni, rispetto i secoli precedenti, in cui la donna viveva mediamente molto meno dei maschi; anche se ciò non accade nei paesi poveri, come l’Africa. Il miglioramento della qualità della vita è l’argomento centrale dei celebratori della terapia sostitutiva ormonale: con un semplice cerotto, o una pillola di estrogeni, si restituisce la giovinezza al corpo in fase d’invecchiamento.

In Italia, nonostante il titanico impegno di coloro che esaltano, prescrivono e vendono la terapia sostitutiva ormonale, meno del 10% delle donne in menopausa ricorre agli ormoni e, quando lo fa, è per un breve periodo di tempo. In particolar modo, le donne italiane sono più longeve delle donne inglesi ed americane, che al contrario, fanno un uso nettamente superiore della terapia sostitutiva ormonale (40 donne inglesi ed americane su 100). Infine, problemi come osteoporosi, cardiopatie e demenze non sono più frequenti tra le donne italiane che non fanno uso di ormoni.

Si deduce, quindi che se fosse vero che la terapia ormonale sostitutiva è protettiva per le patologie sopraelencate, ci sarebbe un aumento della loro incidenza tra la popolazione femminile che, come quella italiana, ne fa un uso nettamente inferiore. Al contrario, la terapia sostitutiva ormonale non solo non protegge cuore e cervello, ma al contrario, aumenta il rischio di infarto, ictus, demenza, oltre che quello del cancro al seno; soprattutto, fra le donne che ne fanno uso oltre i cinque anni (studio prospettico del luglio 2002 Women Health Initiative, della principale Istituzione Medica Americana, il National Institutes of Health).

La cessazione pressoché totale dell’attività ovarica priva la donna di alcune importanti protezioni, in particolare a livello cardiovascolare ed osseo. E’ necessario sottolineare però, come siano numerosi  i fattori predisponenti o fattori di rischio che possono ulteriormente aggravare questo quadro. Poiché uno dei rischi primari è l’Osteoporosi, è necessario informare sugli effetti negativi che hanno su questa patologia alcuni comportamenti, alimentari e non.

Il consumo continuativo di caffè, alcolici e fumo, risulta negativo in quanto questi elementi hanno forti capacità di eliminazione e quindi di non assimilazione di molti minerali, il Calcio, in primis. Diversi studi hanno mostrato come il consumo di caffè ed alcool, aumenta l’escrezione di Sali di Calcio nelle urine, così come il fumo. Anche l’abbondante consumo di Cloruro di Sodio, il normale sale da cucina, diminuisce il riassorbimento calcico renale, accellerando la fuga urinaria di questo minerale.

Tra altri fattori di rischio accertati, vanno inserite anche le bevande a base di Cola. Utilizzando i dati di Framingham Osteoporosis Study, dei ricercatori di Boston hanno esaminato le abitudini alimentari di circa 2500 tra uomini e donne, valutando l’uso della cola come bevanda. Dopo aggiustamento statistico per tutte le altre variabili (livelli di minerali assunti, attività fisica, fumo, alcool, caffeina, ecc.) si è visto che l’assunzione di cola, è significativamente correlata con una minore massa ossea. Tali risultati sono stati confermati anche nell’uso di cola decaffeinata e diet cola.

Altro aspetto alimentare da prendere in considerazione, è il livello di proteine assunto quotidianamente: quantitativi di proteine (magg. 100 gr.) aumentano lo stato di acidosi dell’organismo, richiedendo un maggiore uso di calcio osseo per tamponare tali acidi, sottraendolo, quindi, alla parte ossea. Le proteine sono comunque necessarie per il collagene articolare. Uno studio americano del 2004 definisce l’assunzione media giornaliera di 0,75 gr/kg corporeo di proteine.

Ciò che maggiormente aiuta la parte ossea a mantenere l’elasticità è sicuramente l’attività fisica, che deve rispondere a determinati requisiti: la dinamicità, superare una determinata soglia d’intensità lavorativa, essere relativamente breve ed intermittente e essere supportata da adeguati livelli di nutrienti.

Fra i supplementi che possono aiutare la donna in questo periodo di grande cambiamento è possibile fare riferimento a: prodotti fitoterapici, quintessenze floriterapiche, elementi integrativi ortomolecolari.

Tutti i rimedi, utili per riequilibrare il ciclo, sono soprattutto consigliati quando i problemi e il disagio fisico accompagnano il climaterio. Le conseguenze sono soprattutto dovuti alla carenza di estrogeni (palpitazioni, vampate, disturbi dell’umore, ecc.) fino ad influire significativamente sulla qualità della vita. Fra i fitoterapici che alleviano e riequilibrano lo scompenso ormonale troviamo: i Fitoestrogeni, contenuti innanzitutto nella Soya, ma anche in piante fra cui il Trifoglio Rosso, la Cimicifuga Racemosa, Vitex Agnus Castus (Agnocasto) e la Salvia; ma anche, a livello di supplementi ortomolecolari: Zinco/Rame, Manganese/ Cobalto e Rame/Oro/Argento, ecc. Questi prodotti ed in particolar modo i fitoterapici, utilizzati dalle donne fin dalla notte dei tempi, sono soprattutto validi nel periodo della premenopausa.

Nella fase successiva, quando la menopausa si esprime completamente e il rischio di aggravamento osteoporosi è più presente, è necessario assumere prodotti fra cui Omega3, Vitamina E, D, eventuale integrazione di Calcio, soprattutto tramite esposizione al sole nelle giuste ore e Boro.

In entrambi i periodi la Floriterapia e i Fiori di Bach, possono essere un valido aiuto, per il raggiungimento di un’armonia emotiva. Vanno assunti in relazione alla persona e in base ai sintomi emotivi che sta vivendo e che la donna racconta.

Nelle leggende del Graal, la vecchia Igraine, madre di Artù, si ritira dalla corte per andare nel mondo spirituale e governare il Castello delle Vergini. Anche se non era più attiva nella corte terrestre, l’influenzava e la guidava dall’altro mondo ed era considerata colei che manteneva viva la tradizione femminile e che tesseva il destino di suo figlio. Come la donna dopo la menopausa, ella risiedeva nel mondo interno percependo ed interagendo comunque con il mondo esterno, ma dalla prospettiva interiore. Non viene descritta come un essere debole, decadente e fragile, ma al contrario forte e potente.

La menopausa si rivela dunque, un momento unificatore di una serie di esperienze di vita che fanno parte della propria biografia, contribuendo a un nuovo modo di orientare il proprio comportamento.

Nelle civiltà arcaiche, la donna acquisiva un potere particolare legato alla purezza ritrovata. L’aver portato a termine il ciclo completo delle trasformazioni del femminile (pubertà, adolescenza, maternità, menopausa) garantiva alla donna la possibilità di accedere alle più alte cariche civili. Le donne venivano riverite come consigliere e guide aventi la funzione di mantenere costante il legame tra comunità e mondo spirituale (funzioni sacerdotali).

Simbolicamente, attraverso la Menopausa, si assiste ad uno spostamento dell’energia dal basso, cioè dalle funzioni riproduttive, verso l’alto, cioè la coscienza. Le vampate ci parlano di “fuoco” che tende ad aprirsi verso l’alto per vivificare la mente e la coscienza.La Menopausa va compresa ed attraversata soprattutto nei suoi significati profondi. Il passaggio interiore a cui il corpo ci richiama ed insegna è: dalla Creatività Biologica, alla Creatività Psichica per il raggiungimento della maturazione Spirituale.

Per il Benessere Psicofisico può essere d’aiuto:

– ideare un nuovo progetto per noi stesse, anche prolungato nel tempo (come ci piacerebbe sfruttare il tempo, con chi…);

– dedicare regolarmente una parte del nostro tempo ad un’attività che amiamo;

– fare vivere la propria creatività;

– avere il coraggio di ripulire ed eliminare ciò che è obsoleto e incompatibile con ciò che ora, il corpo e la saggezza interiore, richiedono e che sanno essere in armonia con il nostro sviluppo evolutivo. Se la donna rifiuta di lasciare andare carichi e impegni collegati alla sua natura materna, in una fase della vita in cui, al contrario, il corpo esprime il bisogno di tralasciare l’inutile, attraverso l’alleggerimento corporeo e la minore densità ossea, l’intera struttura può mostrare sofferenze conseguenti a questo irrigidimento nel modello precedente;

– concedersi la possibilità di confrontarsi con una persona di fiducia;

– se periodicamente ci si sente particolarmente sensibili, decidere di sottrarci consapevolmente a situazioni che creano stress; prendersi cura della vitalità significa, infatti, rivendicare e prendersi cura, dare finalmente attenzione ai propri ritmi di vita cercando di armonizzarla con i ritmi della natura (stagioni, festività…) e non a quelli esterni;

– dedichiamo tempo alla cura del corpo.

La donna, può servirsi creativamente del nuovo tempo di cui dispone, per mettere a frutto le sue potenzialità spirituali. Ora, l’arte della vita consiste nello scoprire questo potenziale ed attualizzarlo in un nuovo modo comunque fecondo, ma a livelli sottili e diversi. La Menopausa diventa allora, una nuova possibilità, una nuova fase della vita con il rispetto delle proprie leggi e dei propri principi e non l’anticamera della vecchiaia, della decadenza fisica e psicointellettiva.

 

Dall’oscurità provengono tutti gli esseri e tutte le cose, compreso il potenziale dell’utero;

l’oscurità è ciò da cui si proviene e l’oscurità è ciò alla quale si tornerà.

Tratto dal libro “Luna Rossa” di Miranda Grey

 

 “La nuvola non sparisce,

diventa pioggia”

Buddha

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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