Mal di zucchero: resistenza insulinica, iperglicemia e diabete

“Le cose dolci da gustare si dimostrano amare da digerire”

William Shakespeare

Non mi piace dare inizio ad un articolo con dati statistici; purtroppo, però, riguardo l’argomento trattato, sono proprio i numeri che delineano la gravità dell’argomento: il mal di zucchero e le sue conseguenze. I principali studi internazionali stimano per i prossimi 20 anni un incremento del 55%a di crescita esponenziale dei casi di  diabete in tutte le aree del mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un incremento del 55% entro il 2025! L’aumento maggiore avverrà nei paesi asiatici e nel Sud America, ma anche il Nord America e l’Europa aumenteranno notevolmente il numero di questa patologia, fino al punto che è corretto parlare del diabete come dell’epidemia del XXI secolo. Anche in Italia la situazione è molto preoccupante. Si stima infatti, che il 4-5% della popolazione italiana sia affetta da diabete. Si tratta quindi di 3 milioni di persone; ma purtroppo, si pensa che per ogni persona accertata come diabetica ne esista un’altra che non sa di esserlo. A conferma di questo è stata pubblicata una ricerca datata 8 settembre 2015 scorso. E’ la ricerca JAMA (Menke A et al, JAMA. 2015 Sep 8; dei d314(10):1021-9. doi: 10.1001/jama.2015.10029/settembre 2015) che conferma dati allarmanti. Lo studio ha confrontato i dati di prevalenza diabetica nella popolazione americana adulta tra il 1988 e il 1994 e poi in un successivo periodo di tempo tra il 1999 e il 2012. La prevalenza stimata di diabetici nel 2012 è passata al 14% della popolazione, mentre la condizione prediabetica riguarda il 37% della popolazione nel 2011 e il 38% nel 2012. La condizione prediabetica è definita da livelli fino a 6,4% di emoglobina glicata (HbA1C: valutazione molto più attendibile della glicemia basale poichè definisce la glicemia media su 120 giorni) e glicemia basale tra i 100 e i 125, condizioni che nella maggior parte dei casi evolvono in breve tempo verso la patologia diabetica. Lo stesso vale per la Cina: oltre il 10% della popolazione è diabetica, ma quasi il 40% della popolazione è nella fase pre diabetica. La situazione italiana, come già sottolineato, è altrettanto grave. I dati ISTAT 2014 indicano che è diabetico il 5,5% degli italiani (5,3% degli uomini e 5,6 % delle donne), con oltre 3 milioni di persone che ne soffrono. Si è passati dal 3,9% nel 2001 al 5,5% nel 2014. La differente localizzazione geografica ci dice però che la maggiore diffusione si ha nel Sud (6,6%) e nelle Isole (6,0%). Secondo l’Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO), la malattia tende a espandersi di anno in anno; sono almeno 1,8 milioni di persone, un ulteriore 4% della popolazione adulta, a soffrire di ridotta tolleranza al glucosio, la stessa condizione descritta su JAMA come prediabete. Osservando un panorama con queste caratteristiche, la prevenzione non è più un problema solo individuale: i costi sociali devono essere valutati con forte priorità e con un occhio fermo sui principi dell’etica. Nel rispetto della libertà individuale diventa indispensabile, da parte di ogni Stato Europeo, cavalcare la giusta formazione di adulti e bambini attraverso principi salutistici documentati. E’ necessario, quindi, farsi domande in merito all’induzione verso l’uso eccessivo di carboidrati nell’alimentazione; rivalutare le Linee Guida sull’Alimentazione che riguardano il trattamento del diabete e/o della resistenza insulinica. I benefici della restrizione dei carboidrati nel diabete sono immediati e ben documentati (Pub Med: Nutrition. 2015 Jan;31(1):1-13. doi: 10.1016/j.nut.2014.06.011. Epub 2014 Jul 16. Dietary carbohydrate restriction as the first approach in diabetes management: critical review and evidence base). Detto ciò, da un punto di vista Naturopatico, è necessario accompagnare verso un riequilibrio le persone a ritrovare il benessere per mezzo di scelte alimentari e nutrizionali corrette, attraverso il controllo dell’infiammazione che genera esistenza insulinica e/o iperglicemia, educando al cambiamento delle abitudini al fine di mettere in moto i meccanismi utili ad attivare il metabolismo; come l’attività fisica quotidiana e l’importanza della prima colazione, che deve diventare il pasto più importante della giornata.

A questo proposito invito alla lettura dell’articolo: “una colazione da re, un pranzo da principi ed una cena da poveri”. Quando si parla di attività fisica, significa che ogni giorno è importante ritagliarsi un po’ di tempo da dedicare al movimento attraverso una passeggiata a passo svelto di almeno 30-40-60 minuti, oppure un giro in bicicletta di almeno un’ora, o una nuotata in piscina. Anche l’approccio a tavola va modificato, infatti è vitale fare una scelta di nutrimento integro cioè integrale, mettendo da parte i prodotti raffinati e gli zuccheri semplici: è la fibra unita al chicco del cereale che porta via l’eccesso di zuccheri e di grassi (vedi articolo: “Cibo integro: l’importanza del cibo integrale” .

Per ridurre la resistenza insulinica e l’iperglicemia è vitale ridurre lo stato infiammatorio indotto dal cibo: più l’organismo è infiammato più le cellule fanno fatica a utilizzare correttamente gli zuccheri; questo porta alla trasformazione degli zuccheri in grasso, in termini di energia depositata. Partendo dal principio che la terapia del diabete è di pertinenza medica, così come la scelta del tipo di terapia farmacologica, è fondamentale sapere, però,  che il trattamento naturopatico di fondo può spesso dare dei risultati straordinariamente interessanti.

Da un punto di vista naturopatico, i principali elementi minerali e fitoterapici che possiamo andare ad introdurre per armonizzare l’asse Glucosio/Pancreas  possono essere i seguenti:

Magnesio (Mg): migliora la trasformazione degli zuccheri e dei grassi;

Cromo: può essere utile per mantenere il fisiologico livello di glucidi nel sangue e per coadiuvare il normale metabolismo dei macronutrienti; infatti è elemento traccia essenziale per l’uomo ed è un componente del GFT (Fattore di Tolleranza al Glucosio). Favorisce quindi, il legame dell’insulina ai suoi recettori e sostiene la cascata dei processi enzimatici innescata dal legame tra insulina e recettore;

Acido Alfa Lipoico (LA): è un composto disolfuro prodotto in piccole quantità nelle cellule come Coenzima  favorendo lo smaltimento del glucosio insulino-mediata; quindi è un importante agente antidiabetico aggiuntivo sicuro ed efficace con attività insulinica sensibilizzante, oltre che un importantissimo antiossidante multifunzionale;

Cannella: ipoglicemizzante (oltre che dopo i pasti soprattutto perdura nelle 12 ore successive l’utilizzo) e ipotensivo; Pub Med 2010 Oct;27(10):1159-67. doi: 10.1111/j.1464-5491.2010.03079.x. Glycated haemoglobin and blood pressure-lowering effect of cinnamon in multi-ethnic Type 2 diabetic patients in the UK: a randomized, placebo-controlled, double-blind clinical trial;

Banaba (Lagerstroemia Speciosa L.): è una pianta estranea alla tradizione erboristica occidentale. E’ giunta a noi dall’Asia Orientale solo pochi anni fa, avvalorata da diversi studi scientifici recenti e alcuni trial clinici, che ne hanno convalidato l’efficacia nel contenimento dell’iperglicemia. I principi attivi della Banaba presenti nelle foglie agiscono soprattutto con funzione antidiabetica e ipoglicemizzante (tra cui il Lagerstroemin, un Ellagitannino, e, ancor più potente, il PGG, un gallotannino). Questi mostrano un’attività di facilitazione dell’ingresso del glucosio nelle cellule significativamente più alta di qualunque altro costituente della Banaba, acido corosolico incluso, e sono quindi loro a rendere questa pianta una specie di “insulina verde” in grado di regolare la glicemia [Klein G. et al, Evid Based Complement Alternat Med. 2007 December; 4(4): 401-407];

Galega Officinalis: pianta che ha un’azione galattogena, ma anche ipoglicemizzante; infatti, ha la capacità di potenziare gli effetti dell’insulina, di ridurre la sintesi di glucosio a livello epatico e rafforza la captazione periferica di glucosio da parte della struttura muscolare;

Gimnema (Gymnema Silvestre): pianta rampicante originaria dell’India e dell’Africa. I principi attivi sono presenti nelle foglie, che contengono acidi gimnemici (acidi glicosidici), aminoacidi, colina, betaina, adenina ed ossido di trimetilamina. L’azione ipoglicemizzante è ad opera degli acidi gimnemici, che riducono l’assorbimento intestinale di glucosio e stimolano l’attività delle cellule beta pancreatiche nella produzione di insulina;

Gynostemma Pentaphyllum (Gynostemma Pentaphylumm Thumb. Makino): è una liana perenne, appartenente alla famiglia delle Corcubitaceae. E’ diffusa in Cina, India e Corea ed esercita effetti benefici a livello del metabolismo glucidico e lipidico; oltre che terapeutica nella steatosi epatica non alcolica;

Moringa (Moringa Aleifera Lam,): è nota anche come “albero miracoloso” ed è particolarmente indicata per la Sindrome Metabolica e quindi diabete, dislipidemia, iperuricemia, ecc.;

Curcuma (Curcuma Longa): pianta indiana, componente principale del curry, ha molteplici proprietà. Oltre ad una documentata attività antitumorale, antiossidante e antinfiammatoria, ha anche un’azione antidiabetica (Studio Kuroda et. al., 2005) ed effetti protettivi antiossidanti sullo stress ossidativo generato dall’iperglicemia (Osawa e Kato, 2005).

Concludendo, i lavori scientifici dimostrano e giustificano la necessità vitale di dare una svolta all’approccio verso l’argomento trattato. Le piante che Madre Terra offre sono tante e, se ben modulate in rapporto alla persona e agli eventuali farmaci assunti,  migliorano la qualità di vita. Nel trattare le problematiche legate al pancreas, come diabete ed alterazioni metaboliche ciò che fa la differenza è andare a rivalutare il proprio stile di vita e quanto siamo realmente rispettosi delle leggi fisiologiche del nostro corpo, al di là di qualsiasi accondiscendenza a leggi di mercato.